Napoli 1946
Maria aveva un cura maniacale per l’ordine
Questo era dovuto forse al fatto che era vissuta da sempre in un orfanotrofio e le monache per l’ordine…
“Ogni cosa ha il suo posto,ogni posto la sua cosa…”
Ripeteva sovente al marito che aveva conosciuto da piccola nello stesso orfanotrofio e dopo la parentesi della guerra si erano rincontrati.
Erano sposati da circa un mese e tranne questa piccola mania,per il resto tutto andava bene.
Andarono ad abitare in una specie di attico in vico Colonne,una traversa che da Via Cesare Rosaroli porta in via Pontenuovo nei pressi del teatro San Ferdinando
Palazzi semidistrutti dalla guerra che la buona volontà dei napoletani aveva “ricucito”alla meglio.
Uscivano spesso la sera
D’estate su quell’attico non si respirava e facevano due passi fino all’orto botanico,un giardino voluto dai Borboni per dare lustro a via Foria e poter dire ai regnanti d’Europa che a Napoli c’erano le più belle piante raccolte in tutto il mondo.
Da qualche sera la donna si sentiva strana,come osservata,le pareva di sentire anche piccoli passi sul selciato dietro e a volte avanti a lei
Quando rincasavano oltre a confessare queste sue sensazioni al marito gli domandava se avesse toccato qualcosa
“sai…non è che le cose non siano a loro posto…ma ho l’impressione che non siano messe come è mia abitudine…mah!”
Una mattina la grande notizia
“Antò… sono incinta…”
Ad Antonio certamente quella notizia lo rese felice,anche se non era un buon periodo per il lavoro
Era diplomato in ragioneria,ma tranne che in fureria sotto le armi quel diploma gli era servito poco
In quel momento stava lavorando saltuariamente in un bar come tutto fare ,la paga era quella che era e arrotondava con le mance facendo servizio a domicilio.
Aveva fatto centomila domande…niente!
Scese le scale con questi sentimenti che si alternavano
“don Antonio,don Antonio!! Una raccomandata per voi !”
“il banco di Roma….”
Erano passati tre anni da quella benedetta mattina ;un figlio e il posto fisso in banca.
Avevano ristrutturato l’attico e con un piccolo mutuo lo avevano comprato
Marco aveva ormai più di due anni e cominciava a fare i suoi discorsi da bambino di due anni :”bimbo…nonna…mamma…papà….”
Maria si era ormai assuefatta alle sue fobie
Anche il medico le aveva spiegato che tutto era dovuto alla sua maternità;da una parte la gioia di essere madre ,dall’altra la responsabilità di essere una buona moglie e una brava donna di casa e il bimbo forse necessitava della presenza d un fratellino
Poi i sui sogni,che non erano mai incubi ogni tanto le facevano vincere qualche soldino
Non molto piccole vincite che gli permettevano qualche volta di fare la spesa settimanale,qualche altra di comprare dei giocattoli a Marco.
I suoi sogni?
“Marco che se ne stava tutto il giorno in camera da pranzo a giocare con il suo amichetto immagginario
 A volte dalla cucina sembrava intravedesse riflessa nella specchiera la figura di una signora anziana che guardando la scena si compiaceva .
 Guardava Maria negli occhi e sorridendole per ringraziala di questo loro piccolo segreto “
da :Nino (raccontie leggende metropolitane)

edito:il mio libro.it
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