Pecore?

Tornò
a Napoli
Le
lamiere ondulate che limitavano l’accesso alla stazione ,forse per
lavori di manutenzione,qualcuno diceva che erano li da anni,più che
una protezione davano l’impressione di essere un muro messo la per
non nascondere la consunzione di una città prigioniera
La
prima cosa una passeggiata lungo via Marina
Palazzoni
rattoppati alla meglio portavano ancora i segni di una guerra che qui
sembra non essere mai finita
Guardò
le colline del Vomero e di Posillipo ;un mare di cemento aveva preso
il posto del verde che da piccolo ammirava e respirava dal balcone di
uno di quei palazzoni
Il
verde era morto come i suoi genitori,la sua ingenuità anche
politica
Guardando
quello scempio gli venne in mente quando suo padre lo portava al
cinema “pidocchietto”giù alla ferrovia
Una
vero asilo nido dove i genitori del quartiere portavano i bambini la
mattina e li riprendevano il pomeriggio
Due
film per venti lire
Vecchie
pellicole che ogni tanto prendevano fuoco e sullo schermo una macchia
bianca divorava scene che venivano distrutte per sempre e di cui i
bambini non avrebbero mai saputo,ma potuto solo immaginare.
Spesso
,quasi sempre ,le varie ipotesi finivano con una scazzottata generale
che le maschere riuscivano a stento a calmare
Associò
quel ricordo alla camorra
Gli
venne un nodo alla gola…pianse come quando da bambino non riusciva
a capire come fosse finito il film
Per
tanti che non avevano mai abbandonato la loro città,la scelta di
andare via spesso era casuale ,come nel suo caso : militare a Pesaro
dove aveva incontrato Teresa,una barista alla stazione ma di origine
milanese
Dopo
il militare si trasferirono in via Napoli a Milano
Tutti
quelli che conobbe nella pensione Maria o erano stati chiamati da
parenti ,conoscenti,o a seguito di un “caporale”in questo caso
erano quasi tutti muratori ,o braccianti agricoli convinti di fuggire
dallo sfruttamento nelle proprie terre
Ma
la sua città era tutta un’altra cosa,era bella! Proprio
bella,tanto che nelle discussioni che sempre nascono su di essa
,pilotate quasi sempre da meridionali che lui chiamava camaleonti
,per il fatto che dopo due giorni scimiottavano quel dialetto in modo
assurdo e ridicolo,non era quasi mai intervenuto
Il
bello ,pensava,non ha bisogno di essere spiegato
Un
po’ come la donna di cui sei innamorato per te è bella.
Bella
e basta!
Decantarla
un artificio, una specie di giustificazione al proprio amore ,alla
propria
devozione
La
decisione di farsi trasferire era maturata negli ultimi due anni
,durante i quali troppi e repentini cambiamenti si erano succeduti in
modo caotico:
Piazza
Fontana,Teresa lo aveva lasciato,il lavoro sulla catena di
montaggio,l’elezione di un un compagno a sindaco di Napoli,la
possibilità di avanzare di ruolo dopo che si era diplomato alla
scuola serale,il sempre più distaccarsi da una realtà che non gli
era naturale
Le
strade sempre più affollate e la gente sempre più intransigente nei
sui confronti ,ma soprattutto quei negozzi sempre più luccicanti e
impersonali e le periferie,dove venivano deportati “gli altri”
Da
piazza Napoli si era trasferito ad Affori,proprio di frone alla
esselunga
Palazzoni
che sembravano costruiti con la Lego
Tutti
uguali,quello che non era uguale era il dialetto
Ogni
volta che entrava in un bar,gli veniva in mente la torre di
babele.
Ma
soprattutto lo aveva demoralizzato l’abbandono di Teresa:”Voi
terroni tutti uguali,per che cazzo hai fatto la domanda
all’Alfa-Romeo non ti andava bene stare qui con me nel bar..ah .. il
posto..il posto…non ce niete da fare senza
aspirazioni…pecore…pecore..pecore!!!”
Se
ne usci sbattendo la porta
Non
riusciva a capire
Sulle
prime pagine del Mattino,a caratteri cubitali;si annunciava l’inizio
dei lavori della 167 a Secondigliano
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