Per
uno di quei corridoi giardino del “palazzo”, tornava bel bello dalla
passeggiata verso casa, sulla sera il presidente, d’una delle terre
che da vent’anni era affetta da una tremenda pestilenza detta
:”Berlusconismo”: il nome di questa, né il casato del
personaggio, non si trovano in nessun libro di storia, né a questo
luogo né altrove. (Qualcuno dice cancellato dalla vergogna)
Leggeva
tranquillamente , e talvolta, tra un salmo e l’altro, chiudeva il
breviario, tenendovi dentro, per segno, l’indice della mano destra,
e, messa la sinistra dietro la schiena,per non mostrala troppo….in
quel paese si usava solo la mano destra,, proseguiva il suo cammino,
guardando a terra, e buttando con un piede verso il muro fogli con
proposte di legge che facevano inciampo nel suo pensiero ormai
“spensierato”: poi alzava il viso, e, girati oziosamente gli
occhi all’intorno, li fissava alla parte d’un certo busto di Cesare,
dove la luce del sole già scomparso, scappando per i fessi
dell’opposizione, si dipingeva qua e là sulle pareti, come a larghe
e inuguali chiazze ; simboli anacronistici al suo
pensare:falce,martelli,e perfino uno scudo crociato di nostalgica
memoria
Aperto
poi di nuovo il breviario, e recitato un altro squarcio, giunse a una
voltata del corridoio, dov’era solito d’alzar sempre gli occhi dal
libro, per guardare i busti dei padri della repubblica e sospirare
malinconicamente: e così fece anche quel giorno.
Dopo
la voltata, il corridoio correva diritto, forse un sessanta passi, e
poi si divideva in due , a foggia d’un ipsilon: quella a destra
saliva verso .(.chi sa,non si era mai addentrato così lontano,) e
menava alla cura: l’altra scendeva a sinistra un torrente impetuoso;
e da questa parte era  molto pericoloso..meglio non addentrarsi
troppo
I
muri interni , in vece di riunirsi ad angolo, terminavano in un
tabernacolo, sul quale erano dipinte certe figure lunghe,
serpeggianti, che finivano in punta, e che, nell’intenzione
dell’artista, e agli occhi degli abitanti del parlamento, volevano
dir fiamme; e, alternate con le fiamme, ce ..ma la memoria ..la
memoria!!!altre figure da non potersi descrivere, che volevano dire
anime del purgatorio o popolo implorate.,forse,ma dico forse stava
ammirando “quarto stato”: anime e fiamme a color di
mattone, un fondo bigiognolo, con qualche scalcinatura qua e là.
“Dio come è decaduto il palazzo!!!” pensò
Il
presidente, voltata l’angolo, e drizzando, com’era solito, lo
sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s’aspettava, e che non
avrebbe voluto vedere. Tre uomini stavano , l’uno dirimpetto
all’altro, al confluente, per dir così, dei due corridoi: un di
costoro, in piedi su di una panca ,tanto era basso,quasi un nano e
con un sorriso a 64 denti ,il compagno, in piedi, appoggiato al muro,
con le braccia incrociate sul petto come un antico guerriero
germanico,l’altro nascosto s’intravedevano due baffetti e un ghigno
sinistro L’abito, il portamento, e quello che, dal luogo dov’era
giunto , si poteva distinguere dell’aspetto, non lasciavano dubbio
intorno alla lor condizione. Avevano intorno al capo una reticella
verde, che cadeva sull’omero destro, terminata in una gran nappa, e
dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: : una cintura
lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccolo corno
ripieno di bustarelle, cascante sul petto, come una collana: un
manico di coltellaccio che spuntava fuori d’un taschino degli ampi e
gonfi calzoni: uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine
d’ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista
si davano a conoscere:Emissari delle banche,spesso massoni
Che
i tre descritti di sopra stessero ivi ad aspettar qualcheduno, era
cosa troppo evidente; ma quel che più dispiacque al presidente fu il
dover accorgersi, per certi atti, che l’aspettato era lui. Perché,
al suo apparire, coloro s’erano guardati in viso, alzando la testa,
con un movimento dal quale si scorgeva che tutt’e tre a un tratto
avevano detto: è lui; quello che stava a cavalcioni s’era alzato,
tirando la sua gamba sulla strada; l’altro era sceso dalla panca, il
terzo dal nascondiglio; e tutt’e tre gli s’avviavano incontro. Egli,
tenendosi sempre il breviario aperto dinanzi, come se leggesse,
spingeva lo sguardo in su, per spiare le mosse di coloro; e,
vedendoseli venir proprio incontro, fu assalito a un tratto da mille
pensieri. Domandò subito in fretta a se stesso, se, tra i banchieri
,massoni e lui, ci fosse qualche uscita di strada, a destra o a
sinistra; e gli sovvenne subito di no. Fece un rapido esame, se
avesse peccato contro qualche potente, contro qualche vendicativo;
ma, anche in quel turbamento, il testimonio sconsolante della
coscienza non lo rassicurava tanto: i messi però s’avvicinavano,
guardandolo fisso. Mise l’indice e il medio della mano sinistra nel
collare, come per raccomodarlo; e, girando le due dita intorno al
collo, volgeva intanto la faccia all’indietro, torcendo insieme la
bocca, e guardando con la coda dell’occhio, fin dove poteva, se
qualcheduno arrivasse; ma non vide nessuno. Diede un’occhiata, al di
la del corridoio, alle finestre: nessuno; un’altra più modesta sulla
strada dinanzi; nessuno, fuorché i figuri. Che fare? tornare
indietro, non era a tempo: darla a gambe, era lo stesso che dire,
inseguitemi, o peggio. Non potendo schivare il pericolo, vi corse
incontro, perché i momenti di quell’incertezza erano allora così
penosi per lui, che non desiderava altro che d’abbreviarli. Affrettò
il passo, recitò un versetto a voce più alta, compose la faccia a
tutta quella quiete e ilarità che poté, fece ogni sforzo per
preparare un sorriso; quando si trovò a fronte dei tre galantuomini,
disse mentalmente: ci siamo; e si fermò su due piedi.
Signor
presidente – disse un di quei ‘ tre, piantandogli gli occhi in
faccia.
– Cosa comanda? – rispose subito alzando i suoi dal libro,
che gli restò spalancato nelle mani, come Cristo in croce
Lei ha
intenzione, – proseguì l’altro, con l’atto minaccioso e iracondo di
chi coglie un suo inferiore sull’intraprendere una ribalderia, – lei
ha intenzione di sciogliere le camere e mandare tutti a casa ?
è…
– rispose, con voce tremolante, il presidente: – cioè. Lor signori
son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il
povero presidente non c’entra: fanno i loro pasticci tra loro, e
poi… e poi, vengono da noi, come s’andrebbe a un banco a
riscuotere; e noi… noi siamo i servitori del bene comune.
Or
bene, – gli disse nano 64 denti all’orecchio, ma in tono solenne di
comando, – questa fesseria non s’ha da fare, né domani, né mai.
Ma,
signori miei, – replicò il poveretto, con la voce mansueta e gentile
di chi vuol persuadere un impaziente, – ma, signori miei, si degnino
di mettersi ne’ miei panni. Se la cosa dipendesse da me,… vedono
bene che a me non me ne vien nulla in tasca…
– Orsù, –
interruppe baffetto, – se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci
metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliamo saperne di
più. Uomo avvertito… lei c’intende.
Ma lor signori son troppo
giusti, troppo ragionevoli…
– Ma, – interruppe questa volta
l’altro compagnone, che non aveva parlato fin allora, – ma non si
deve votare… farà, o… – e qui una buona bestemmia, – o chi lo
farà non se ne pentirà, perché non ne avrà tempo, e… – un’altra
bestemmia.
Zitto, zitto, – riprese il primo oratore: – il signor
presidente è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam
galantuomini, che non vogliamo fargli del male, purché abbia
giudizio. Signor , l’illustrissimo signor Signore indicibile nostro
padrone la riverisce caramente.
E
le raccomanda di affidare l’incarico a un nostro grande
rappresentante Renzi il fiorentino!!!!
Questo nome fu, nella mente
del presidente, come, nel forte d’un temporale notturno, un lampo che
illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il
terrore. Fece, come per istinto, un grande ‘inchino, e disse: – se mi
sapessero suggerire…
Oh! suggerire a lei che sa di teatro,che ha
fatto il commediante per tanti lustri! – interruppe ancora il bravo,
con un riso tra lo sguaiato e il feroce. – A lei tocca. E sopra
tutto, non si lasci uscir parola su questo avviso che le abbiamo dato
per suo bene; altrimenti… ehm… sarebbe lo stesso che sciogliere
le camere
.
Via, che vuol che si dica in suo nome all’illustrissimo signor? Il
mio rispetto…
Si spieghi meglio!… Disposto… disposto sempre
all’ubbidienza -. E, proferendo queste parole, non sapeva nemmeno lui
se faceva una promessa, o un complimento. I portaborse delle banche e
dei massoni le presero, o mostrarono di prenderle nel significato più
serio.- Benissimo, e buona notte, messere, – disse l’un d’essi, in
atto di partir col compagno e il camerata. Il presidente, che, pochi
momenti prima, avrebbe dato un occhio per iscansarli, allora avrebbe
voluto prolungar la conversazione e le trattative. – Signori… –
cominciò, chiudendo il libro con le due mani; ma quelli, senza più
dargli udienza, presero la strada dond’era lui venuto, e
s’allontanarono, cantando una canzonaccia che non voglio trascrivere:
“faccetta rossonera”. Il povero rimase un momento a bocca aperta,
come incantato; poi prese quello dei due corridoi che conduceva alla
sua camera mettendo innanzi a stento una gamba dopo l’altra, che
parevano aggranchiate. Ripetendo all’infinito ,come si contano le
pecore prima d’addommentarsi:”Renzi…..Renzi…ma chi cazzo è
costui…chi cazzo lo ha votato?”
 
violentando
:Manzoni
“i
promessi sposi”

I commenti sono chiusi.